02 Apr Il tuo rosso preferito non esiste. Almeno non in stampa.
Ci sei passato anche tu. Hai scelto un colore sul monitor — un rosso vivo, brillante, quasi luminoso — l’hai usato per il logo, per il volantino, per la brochure. Ti sembrava perfetto. Poi è arrivata la stampa. E quel rosso era diventato marrone. O bordeaux. O qualcosa di indefinito che assomigliava al colore delle piastrelle di tua nonna.
Non è un difetto della stampante. Non è colpa del file. È colpa della fisica.
IL MONITOR EMETTE LUCE. LA CARTA LA RIFLETTE.
Lo schermo genera colore in RGB (rosso+verde+blu): tutto al massimo = bianco luminoso. La carta riflette la luce usando quattro inchiostri — ciano, magenta, giallo, nero — il sistema CMYK. Tutto al massimo = marrone scuro.
PERCHÉ NON SONO LA STESSA COSA
Lo spazio RGB è più grande di quello CMYK: ci sono sfumature che il monitor mostra e che la stampa non può fisicamente replicare. È un po’ come tradurre una poesia: le parole ci sono, il significato quasi, ma qualcosa nel ritmo si perde.
COSA FARE PRIMA DI MANDARE IN STAMPA
Convertire il file in CMYK prima di inviarlo. Usare profili colore calibrati. Chiedere una prova di stampa quando il colore è critico — packaging, manifesti, brand identity su supporti diversi (carta, PVC, adesivi da esterni).
E ALLORA?
La prossima volta che scegli un colore, vale la pena chiedersi: lo sto guardando in RGB o in stampa? Non è la stessa domanda. E la risposta può cambiare tutto.
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