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Il tuo logo su dieci materiali diversi sembra dieci aziende diverse.

Il tuo logo su dieci materiali diversi sembra dieci aziende diverse.

Fai una prova, adesso. Prendi il biglietto da visita, l’ultimo volantino, la carta intestata, una foto della tua insegna e lo screenshot della tua pagina Facebook. Mettili tutti sullo stesso tavolo e guardali come li guarderebbe un cliente che ti vede per la prima volta. Sembra la stessa azienda? Oppure sembrano cinque cugini che si somigliano vagamente, ma litigano su come si scrive il cognome?

NESSUNO L’HA FATTO APPOSTA

Quasi nessuno decide di avere un’immagine incoerente. Succede da sola. Nel 2019 il volantino l’ha fatto un’agenzia, nel 2021 l’insegna un fornitore diverso, il biglietto l’ha “sistemato” il nipote con un programma trovato online. Ognuno ha riesportato il logo a modo suo, ognuno ha scelto il rosso che gli sembrava giusto. Dieci mani, dieci versioni, dieci sfumature. È entropia, non cattiveria: ma il risultato sul tavolo è lo stesso.

IL CLIENTE NON LEGGE, RICONOSCE

Un marchio non funziona perché è bello. Funziona perché si ripete. Il cliente non si ferma a leggere il tuo logo: riconosce una forma, un colore, un carattere che ha già visto altrove. È un automatismo, come individuare una faccia nota in mezzo alla folla. Ma se ogni volta la faccia cambia lineamenti — il rosso vira all’arancio, il font si allarga, il simbolo si schiaccia — non c’è più niente da riconoscere. E un marchio che non si riconosce è, a tutti gli effetti, un marchio nuovo ogni volta. Cioè: da capo, ogni volta.

LA COERENZA È MEMORIA, NON VANITÀ

Tenere tutto uguale non è pignoleria da grafici. È il modo in cui costruisci un ricordo nella testa delle persone, un pezzo alla volta. Ogni materiale che rispetta gli stessi colori e le stesse proporzioni aggiunge un mattone; ogni materiale che se ne infischia ne toglie uno. E la cosa quasi ingiusta è che basta poco: i file giusti custoditi in un posto solo, e qualcuno che stampi tutto con lo stesso occhio, così che il rosso di gennaio sia identico al rosso di novembre. Non serve un ufficio marketing. Serve non ripartire da zero ogni volta.

LA DOMANDA

Rifallo sul serio, il test del tavolo. Prendi tre cose che hai stampato in tre momenti diversi e mettile una accanto all’altra. Sembrano capitoli della stessa storia — o tre aziende che, per pura coincidenza, si chiamano tutte come te?

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