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Abbiamo ucciso il biglietto da visita. Poi l’abbiamo rianimato.

Abbiamo ucciso il biglietto da visita. Poi l’abbiamo rianimato.

Nel 2010 qualcuno scrisse che il biglietto da visita sarebbe morto entro cinque anni. Nel 2015 lo diede per spacciato LinkedIn. Nel 2020 ci provò il COVID: «non si stringono più le mani, figuriamoci i cartoncini». Nel 2022 arrivò il NFC, poi il QR code dinamico, poi l’AirDrop del contatto. Ogni volta, la stessa frase: «è finita, adesso basta un tap». Siamo nel 2026. Abbiamo provato tutto. E il biglietto da visita è ancora lì, nel portafoglio, nella tasca interna della giacca, sul bancone del bar a fine cena.

LA MORTE ANNUNCIATA PIÙ LUNGA DELLA STORIA

Viene da chiedersi come mai un rettangolino di carta da 85×55 mm sopravviva a ogni rivoluzione digitale pensata per seppellirlo. La risposta più comoda è la nostalgia. Ma la nostalgia non spiega perché ce lo scambino anche i ventenni appena usciti da un colloquio, né perché le startup della Silicon Valley investano in carte da 600 grammi con bordi colorati.

IL GESTO, NON L’INFORMAZIONE

Forse il punto è che il biglietto da visita non è un oggetto che trasporta dati. I dati viaggiano meglio ovunque: in un’email, in un contatto salvato, in un link. Quello che il biglietto trasporta è un gesto. È un passaggio di mano. È un piccolo rito in cui qualcuno ti sta dicendo «ecco, io esisto, e questo è il modo in cui voglio che mi ricordi». Un tap sullo smartphone finisce in una lista di 400 contatti mai più aperti. Un cartoncino con una grammatura scelta bene resta sulla scrivania per settimane.

QUANDO LA CARTA VALE PIÙ DEL SUO PESO

Una stampa a rilievo, una cordonatura precisa, un nero profondo su una carta uso mano: sono dettagli che non servono a trasmettere un numero di telefono. Servono a dire una cosa diversa, e cioè che chi te lo porge ha pensato a come presentarsi prima ancora di parlare. È lo stesso motivo per cui continuiamo a scrivere a mano un biglietto di auguri: non perché sia efficiente, ma perché non lo è.

LA DOMANDA

Ogni volta che una tecnologia ne dichiara morta un’altra, vale la pena chiedersi se le due stiano davvero facendo la stessa cosa. Il biglietto da visita e il QR code sembrano risolvere lo stesso problema — scambiarsi un contatto — ma in realtà appartengono a due piani diversi. Uno è informazione. L’altro è presenza. E finché qualcuno avrà bisogno di essere ricordato e non soltanto archiviato, c’è il sospetto che continueremo a stamparli.

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