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Nel 1894 avevamo paura del letame. Oggi dell’AI

Nel 1894 avevamo paura del letame. Oggi dell’AI

Nel 1894 alcuni esperti erano convinti che le grandi città sarebbero state sommerse dal letame.

Non è una battuta.

A Londra e New York circolavano migliaia di cavalli ogni giorno: per trasporti, carrozze, merci. Ogni cavallo produceva una quantità considerevole di… materiale organico. Con la crescita delle città, il problema sembrava destinato a diventare ingestibile.

Secondo alcune previsioni dell’epoca, se nulla fosse cambiato le strade delle metropoli sarebbero state coperte da metri di letame.

Conferenze, studi e dibattiti cercavano soluzioni: come ridurre il numero di cavalli? Come gestire i rifiuti? Come evitare che le città diventassero invivibili?

Poi arrivò l’automobile.

E il problema semplicemente… scomparve.

Quando la soluzione arriva da altrove

Questa storia è interessante perché mostra quanto spesso si cerchi di risolvere un problema restando dentro lo stesso schema mentale che lo ha generato.

Nel 1894 la domanda era: come gestiamo tutto questo letame?
Non: e se il sistema dei trasporti cambiasse completamente?

La soluzione, infatti, non è arrivata migliorando la gestione dei cavalli. È arrivata cambiando completamente il modo di muoversi.

Oggi il dibattito sull’intelligenza artificiale

Oggi qualcosa di simile sta succedendo con l’intelligenza artificiale.

Il dibattito pubblico è pieno di domande:
l’AI toglierà lavoro?
diventerà troppo potente?
dovremmo rallentarla o limitarla?

Sono interrogativi comprensibili. Ma forse ce n’è uno ancora più interessante.

Siamo sicuri che combattere l’intelligenza artificiale sia la domanda giusta?

Forse stiamo guardando il problema dal lato sbagliato

Eppure, il dibattito spesso si concentra su scenari estremi, mentre forse la trasformazione più grande sta avvenendo molto più silenziosamente: nel modo in cui lavoriamo, produciamo informazioni e prendiamo decisioni.

La domanda

La storia della crisi del letame non dimostra che ogni tecnologia porterà automaticamente a un miglioramento. Ma suggerisce qualcosa di interessante: a volte siamo così concentrati su un problema da non accorgerci che il contesto sta cambiando.

E quindi la domanda resta aperta.

Quando parliamo di intelligenza artificiale, stiamo davvero discutendo del problema giusto?

O rischiamo di essere un po’ come gli esperti del 1894, impegnati a capire come gestire il letame… mentre qualcosa di completamente diverso sta già arrivando?

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