15 Ott Sullo schermo lo guardi al 200%. Il cliente lo legge al 100%.
La scena è sempre la stessa. Il biglietto da visita è sullo schermo, ingrandito fino a riempire il monitor. Il logo è nitido, l’indirizzo email si legge benissimo, il numero di telefono sta comodo nel suo angolo. Si approva con soddisfazione. Poi arrivano le scatole, se ne prende uno, lo si avvicina agli occhi, lo si allontana, lo si riavvicina. E parte la frase che in tipografia conosciamo a memoria: «Ma era così piccolo?» Sì. Era piccolo anche prima. Solo che non l’avevi mai visto alla sua vera misura.
LO ZOOM È UN BUGIARDO GENTILE
Il monitor non mente per cattiveria, mente per comodità. Ingrandisce, illumina da dietro, fa brillare i colori. Un carattere a sei punti, sul monitor al 200%, sembra un titolo. Sulla carta è una fila di formiche. Una linea sottilissima, elegante a schermo, in stampa tende a sparire. E un testo grigio chiaro su fondo bianco, che a video ha tanta classe, su un cartoncino letto in un bar poco illuminato diventa un esercizio per la vista.
LE MANI NON FANNO ZOOM
Il cliente non ha la rotellina del mouse. Ha le mani, una certa distanza dagli occhi e spesso un paio di occhiali lasciati in macchina. Legge il volantino in piedi, il menù a lume di candela, l’etichetta del vino sullo scaffale a mezzo metro. Ogni stampato ha la sua distanza di lettura, e quella distanza non la decide il grafico: la decide la vita reale. Un cartello in vetrina va letto dal marciapiede di fronte, un bugiardino da dieci centimetri. Progettarli con lo stesso zoom significa sbagliarne almeno uno.
IL TRUCCO COSTA UN FOGLIO
Il rimedio è vecchio e quasi gratuito: stampare una prova al 100%, ritagliarla, tenerla in mano. Meglio ancora, metterla dove vivrà davvero. Il biglietto nel portafoglio, il menù sul tavolo del ristorante, il pieghevole nell’espositore all’ingresso dell’hotel accanto ad altri venti. Bastano due minuti per scoprire quello che lo schermo ti aveva nascosto per due settimane. E se la prova la fai leggere a qualcuno che non l’ha mai vista, ancora meglio: lui non sa cosa c’è scritto, quindi lo deve leggere sul serio.
LA DOMANDA
Prendi l’ultimo stampato che hai approvato e guardalo per quello che è: un oggetto, non un’immagine. Lo leggi senza avvicinarlo al naso? Lo leggerebbe tua madre senza occhiali? Lo leggerebbe un cliente di fretta, in piedi, con le borse della spesa in mano? Se anche solo una risposta ti fa esitare, la domanda vera è un’altra: lo stai progettando per il tuo monitor o per chi lo terrà in mano?
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