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Il refuso si nasconde finché non premi “stampa”. Poi esce a salutare.

Il refuso si nasconde finché non premi “stampa”. Poi esce a salutare.

C’è una legge non scritta della tipografia, più affidabile della gravità: il refuso rimane invisibile per tutto il tempo delle revisioni. Lo cercano in tre persone, lo rilegge il titolare, lo controlla perfino il cugino laureato in lettere. Niente. Poi arrivano le mille copie stampate, qualcuno ne prende una in mano e — eccolo lì, in grassetto, nel titolo. «Communicazione». Con due emme.

PERCHÉ NON LO VEDI

Non è distrazione, è biologia. Il cervello di chi ha scritto un testo non lo legge: lo ricorda. Sa già cosa c’è scritto, quindi scorre le righe confermando le proprie aspettative invece di guardare le lettere una per una. Più conosci il contenuto, meno lo vedi davvero. Ecco perché l’errore lo trova sempre qualcun altro — di solito un cliente, di solito al primo sguardo.

LO SCHERMO È UN COMPLICE

A monitor si legge in fretta, si scorre, si salta. La carta invece rallenta l’occhio: le dimensioni reali, i caratteri alla grandezza vera, l’impaginato com’è davvero. Non è superstizione da stampatori: un testo stampato si corregge meglio di uno letto a schermo. Per questo la prova di stampa esiste da sempre, e per questo saltarla «tanto l’abbiamo già letto» è il modo più rapido per finanziare una ristampa.

I TRUCCHI DEL MESTIERE

Leggere ad alta voce, che costringe a pronunciare ogni parola. Leggere al contrario, dall’ultima frase alla prima, per rompere il filo del discorso. Far leggere qualcuno che il testo non l’ha mai visto. E soprattutto: controllare due volte i posti dove nessuno guarda mai, che sono esattamente i posti dove i refusi vanno a vivere — numeri di telefono, indirizzi, orari, prezzi. Un aggettivo sbagliato è imbarazzante. Un numero di telefono sbagliato è un mese di clienti che chiamano un ferramenta in un’altra provincia.

L’ULTIMA LETTURA VALE COME LA PRIMA BOZZA

La revisione non è la parte noiosa che sta tra la grafica e la stampa: è la parte che decide se tutto il resto ha senso. Puoi scegliere la carta perfetta, il colore giusto, la piega elegante — ma se c’è scritto «gratutito», il lettore vedrà solo quello. La cura si giudica dai dettagli, e i dettagli sono spietati proprio perché piccoli.

LA DOMANDA

L’ultima volta che hai mandato qualcosa in stampa, chi l’ha riletto? Le stesse persone che l’avevano scritto — o almeno un paio d’occhi nuovi, di quelli che non sanno già cosa c’è scritto e quindi lo leggono davvero?

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